hai spento la luce.
vedo nel buio la linea della tua schiena.
mi manca il colore della pelle.
lo cerco, ché non basta il ricordo.
è buio, la pelle è un'ombra.
il tuo respiro è quello del sonno. il tuo respiro si orienta dall'altro lato.
il respiro che un'istantanea di solo poco fa ritraeva nel mio.
lo seguo, mi cadenzo.
la tua schiena è molle. si solleva appena e torna quieta.
la tua schiena che ho striato mentre cercavo varchi.
nel buio i solchi sono trasparenti.
hai spento la luce.
nel buio la linea della tua schiena è la linea del mio sorriso.
la donna al mio posto è la donna allo specchio. la donna al mio posto sono io. sono io quando mi guardo da fuori e quando da fuori osservo gli incontri, gli incroci, il tempo.... la donna al mio posto è tutte le donne. la donna al mio posto è tutti gli uomini che mi guardano e si guardano attraverso me. è la vita che avremmo voluto vivere mentre la stiamo vivendo.
mercoledì 15 febbraio 2012
sabato 11 febbraio 2012
istigazione alla resistenza
ho sentito la voce prima di ogni cosa.
no, non quello che diceva. la voce.
autoritaria, senza veli di accondiscendenza,
senza lasciare spazi.
e poi melliflua, con accenni bonari per poi tornare
d'un tratto al bastone di prima.
profonda, dritta, senza cedimenti.
non ci si poteva infilare una domanda.
non riuscivi a insinuare il dubbio.
sebbene nessuno sapesse l'argomento in questione,
nessuno osava chiedere.
una voce così è un muro.
una voce così è un fucile in mano a un dittatore.
anche quando è basso, è pronto a sparare.
mi istiga alla disobbedienza.
mi istiga alla sordità.
mi istiga alla resistenza.
leggo il labiale e non dice niente.
senza la voce è disarmato.
posso salvarmi.
"soldato: dammi una cicca.
ian: perché?
soldato: perché io ho il fucile e tu no." dannati - sarah kane
no, non quello che diceva. la voce.
autoritaria, senza veli di accondiscendenza,
senza lasciare spazi.
e poi melliflua, con accenni bonari per poi tornare
d'un tratto al bastone di prima.
profonda, dritta, senza cedimenti.
non ci si poteva infilare una domanda.
non riuscivi a insinuare il dubbio.
sebbene nessuno sapesse l'argomento in questione,
nessuno osava chiedere.
una voce così è un muro.
una voce così è un fucile in mano a un dittatore.
anche quando è basso, è pronto a sparare.
mi istiga alla disobbedienza.
mi istiga alla sordità.
mi istiga alla resistenza.
leggo il labiale e non dice niente.
senza la voce è disarmato.
posso salvarmi.
"soldato: dammi una cicca.
ian: perché?
soldato: perché io ho il fucile e tu no." dannati - sarah kane
sabato 4 febbraio 2012
corpo del Tiziano
mi guardo la sera. al tempo della doccia.
nel momento del vapore.
nell'istante della schiuma con cui perimetro il mio corpo.
quando l'acqua diluisce i miei colori.
mi guardo e mi misuro.
mi osservo e mi scopro. mi disegno.
mi guardo la sera al tempo della doccia.
e la immagino una fonte.
una fonte fuori dall'abitato, in cui mi bagno.
è lontana secoli.
e altri occhi osservano. sono lontani secoli.
e dipingono.
mi guardo, mi guardo con le mani.
e so che forse ora nessuno mi dipingerebbe con le onde, la pienezza, il morbido scivolare che mi appartengono.
l'avrebbe fatto il Tiziano.
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